Panorama

 

Castello di Butera Sec. XIII

Butera – il castello di Falconara

 

Butera sorge su di una collina a 402 m. s.l.m. Dista dal capoluogo (Caltanissetta) 65 km.

Le limpide acque di Marina di Butera, sulla costa mediterranea, si infrangono su una vasta spiaggia di sabbia finissima. I litorali di Tenutella, Desusino e Falconara sono meta di turisti e villeggianti dei paesi limitrofi. Marina di Butera è raggiungibile, oltre che attraverso la strada statale Gela – Agrigento, anche attraverso al provinciale SP 197. Proprio lungo questo percorso si possono ammirare gli splendidi boschi di pini e il parco Comunelli dove è possibile trascorrere, all’ombra degli Eucaliptus, tranquille e fresche giornate (area attrezzata con barbecue, tavoli, panchine, numerosi giochi per ragazzi e servizi igienici).

Grazie anche all’eccezionale posizione strategica, posta a controllo dei campi Geloi (la fertile pianura di Gela, celebre fin dall’antichità), Butera e il suo territorio costituiscono una delle zone archeologiche più importanti per la ricostruzione della storia arcaica della Sicilia centro meridionale e dei rapporti fra i Siculi, i Sicani e i coloni Greci. Nel sito della cittadina sono venute alla luce capanne di un villaggio protostorico e una necropoli con quattro diversi strati di sepolture, dal IX al IV secolo a.C., che hanno restituito numerosi corredi ceramici e che testimoniano le varie fasi di passaggio da un piccolo insediamento sicano ad un fiorente centro ellenizzato. Di grande rilievo sono anche il villaggio preistorico della Muculufa, il complesso di monte Dessueri, frequentato fin dal XII secolo a.C., e quello di monte Desusino.

Posta su uno sperone roccioso che domina la piana di Gela e poco distante dalla costa meridionale dell’isola, Butera fu tra le città pi importanti della Sicilia del medioevo. Ricca, popolosa e ben fortificata, la Butirah degli Arabi divenne, con i Normanni, sede di una contea in mano alla più potente famiglia lombarda venuta al seguito della terza moglie di Ruggero. Magnificata da Idrisi, fu distrutta nel 1161 da Guglielmo I per essere stata centro dell’opposizione baronale antimonarchica. Ripopolata con gli Svevi, fu a lungo contesa fra Angioini e Aragonesi. Nel 1543, per aver sconfitto il pirata Barbarossa, Ambrogio Santapau Branciforti fu nominato principe di Butera, che rimase fino all’800 il principale titolo feudale della Sicilia. Oggi, l’illustre passato di Butera è testimoniato soprattutto dall’impianto urbanistico medievale, dai resti dell’antico castello e da chiese e opere d’arte tra XVI e XIX secolo.

 

Porta del Castello

 

Antica via medioevale

Castello arabo – normanno

Costituito originariamente da quattro torri poste ai lati di una vasta area fortificata, oggi il castello presenta un torrione quadrangolare alto 36 metri, abbellito da bifore di stile catalano con esili pilastrini e capitelli. All’interno presenta tre sale con volta a crociera e, in questo momento, ospita un Antiquarium di archeologia con i reperti ritrovati in tutto il territorio di Butera dopo gli scavi effettuati negli anni ’50. Oltrepassato un portale ogivale con le mura merlate, si percorre un vasto cortile interno dove, scavate nella roccia, si aprono profonde fosse e cisterne, recipienti naturali per conservare viveri e consentire di resistere a lungo agli assedi dei nemici. Il castello esisteva già nell’854, quando l’emiro Alaba divenne Signore di Butera. Fu ampliato dai Normanni (XII secolo). Appartenne ai Santapau, che nel 1392 divennero signori della città per volere del re Martino. Dalla seconda metà del 1500, dopo il matrimonio di Ponzio Santapau con Isabella Branciforti di Mazzarino, il castello divenne proprietà dei Branciforti, finché nel XIX secolo Caterina Branciforti volle donarlo al comune di Butera. Dopo il crollo del muro ovest avvenuto agli inizi del 1900 in seguito ai lavori di sbancamento del piano sottostante, fu ristrutturato nel 1935 e adibito a carcere fino agli anni ’60. Infine, restaurato nel 1997, oggi è accessibile al pubblico.

   

Chiesa di S. Francesco

 Fu fondata nel 1577 da Padre Matteo di Terranova, nei pressi del Castello, sul sito di una preesistente chiesa di epoca medioevale dedicata a S. Maria del Castello. Tempio ad una navata, al suo interno custodisce preziose tele del pittore locale del primo ‘800, Rocco Di Martino; l’Immacolata e la Madonna d’Itria, di autore ignoto del XVII secolo. Opera originale è una croce dipinta su tavola, datata 1631, di ignoto artista locale. 

Interessante testimonianza della produzione tarda di croci dipinte in Sicilia, secondo un’iconografia diffusa in quel tempo, essa raffigura la Madonna e S. Giovanni ai lati estremi della traversa, Dio Padre all’apice del montante e la Maddalena ai piedi del Cristo, che, con gesto intercessore, indica le anime del purgatorio.

Chiesa di San Tommaso Apostolo

 

Santuario di S. Rocco  sec. XVIII

Chiesa del Carmine Sec. XVIII

Innalzata intorno al 1542, fu ricostruita e ampliata nel 1684, anche all’intervento di Carlo Carafa Branciforti, e restaurata nel 1829. Ha un prospetto tardo – seicentesco molto semplice, con un portale incorniciato da due lesene e sormontato da un finestrone. Sul lato sud si erge la torre campanaria di stile normanno. Nell’interno, a croce latina, con tetto a volta e cupola, ornato da stucchi di Cesare Maienza, si conservano interessanti reliquariquattrocenteschi, una preziosa croce di rame smaltato prodotta a Limoges nel XIII secolo.

Santuario di S. Rocco

Chiesa ad una navata del 1700, che custodisce la statua del Santo, proclamato patrono di Butera nel 1683 per volere dei Branciforti, principi della città. Nove tele ad olio e bassorilievi di legno, applicati alle due porte della chiesa, descrivono i momenti principali della vita di S. Rocco.

 

Castello di Falconara

Nel territorio di Butera, su un promontorio circondato dal verde, si erge il castello di Falconara, l’unico tra i manieri della provincia di Caltanissetta ad affacciarsi sul mare. Risalente al XIV secolo, ampliato e rafforzato nel corso del tempo, mantenne la sua funzione di vigilanza contro le incursioni dei pirati fino a tutto il XVIII secolo. Passato dai Santapau ai Branciforti, ai Bordonaro, a metà dell’800 gli fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica e fu ristrutturato come elegante residenza nobiliare, conservando l’antica struttura aragonese e l’originaria organizzazione spaziale. Il nucleo originario, costituito dalla vecchia torre quadrata, detta “ della Falconara” per l’allevamento dei falconi che i signori vi tenevano in epoca non precisata, è stato manipolato e ampliato dai diversi proprietari succedutisi nei secoli. 

 

Municipio

Chiesa Madre Sec. XVII

Falconara, dal XVI secolo fece parte di quella corona di torri che circondò la Sicilia al fine di rendere sicuri i territori costieri soggetti alle improvvise e devastanti incursioni dei Turchi, che infestarono il Mediterraneo dal 1500 al 1700. In quel periodo è probabile è probabile che la vecchia struttura della torre sia stata ampliata, rafforzata con muraglie merlate, feritoie, fossati, tali da conferirle l’aspetto severo di fortino inaccessibile, sia da terra, sia dal mare, sul quale si affaccia con uno strapiombo. 

Quando la pirateria ebbe fine nel secolo XIX, l’edificio fu trasformato in residenza padronale e fu arricchito con scaloni, colonnati, fregi, capitelli, lesene, intonaci e circondato da giardini ornamentali adorni di fontane e sedili di marmo. 

 

Caterina Branciforti, principessa di Butera, dopo il matrimonio con Gorgio Welling, decise di edificare un’altra ala verso sud con grande terrazza sul mare. Chiaramonte Bordonaro, dopo aver acquistato il castello da Welling, fece edificare un nuovo corpo di fabbrica, staccato dal castello e parallelo al mare con vari ambienti destinati ad attività produttive a piano terra, ad abitazioni nel piano superiore. 

Nei saloni sono state sistemate collezioni di ceramiche, di maioliche, trofei di caccia e una ricca pinacoteca. Oggi il castello non è accessibile al vasto pubblico.

 

Interno della Chiesa Madre

Castello di Falconara Sec. XIV

Feste e tradizioni

Due le principali feste tradizionali di Butera, alle quali la cittadinanza partecipa con grande fervore: le celebrazioni in onore del patrono San Rocco, con il singolare rituale del “Sirpintazzu”, e le sacre rappresentazioni della Settimana Santa. Devozione religiosa e simbologie dei cicli agrari, paure, trasgressioni, teatralità si intrecciano in una dimensione nella quale la comunità difende la propria memoria collettiva dai processi di omologazione culturale. Nelle feste si scaricano le ansie accumulate e si esprimono le speranze per il buon esito delle attività. 

E’ in questa chiave che si può leggere il rituale del “Sirpintazzu” che si svolge a Butera il 15 agosto, vigilia delle celebrazioni di San Rocco, patrono della cittadina. Il giorno della festa è un continuo pellegrinaggio in onore del santo con offerte portate da tutti i paesi limitrofi. Il “Sirpintazzu” è una sorta di animale in cartapesta a forma conica, ha per bocca due palette di legno dipinte di rosso (azionate da un uomo situato all’interno) e che tenta di afferrare un’oca appesa ad un laccio; in seguito con il becco rompe i pignatuni, contenenti dolciumi e vari oggetti. 
L’ipotesi più accreditata sull’origine di tale manifestazione si riferisce alla leggenda del serpente che, in contrada Pozzillo, terrorizzava la gente; fu ucciso e trascinato in paese in un tripudio di gioia.  

Costa di Butera

 

Notizie Utili 

Notizie Utili 

Municipio : Tel. 0934- 346104

Guardia Medica: Tel. 0934-346155

 

Si ringrazia il comune di Butera e la rivista "Kalos - Luoghi di Sicilia "  per le preziose informazioni forniteci.