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Panorama
dell'abitato |
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Visualizzazione ingrandita della mappaGela
è la maggiore città della provincia di Caltanissetta.
Questo grosso centro di circa ottantamila abitanti si
sviluppa per la sua maggior estensione, su una
collinetta alta circa una quarantina di metri lungo la
costa dell'omonimo golfo, che a sud degrada ripidamente
verso la spiaggia, mentre a nord scende docilmente verso
l'omonima piana detta anche "Piani Geloi" (la
seconda più vasta della Sicilia). Gela fu, fino agli
anni 50-60 una frequentatissima stazione
turistico-balneare.
La città di Gela ha una storia millenaria alle spalle;
durante il Neolitico il territorio fu abitato da
popolazioni indigene, che successivamente lasciarono il
posto ai Sicani ed in seguito dai Siculi di cui restano
tracce nelle necropoli di Disueri, Manfria, Settefarine
e Mangiova..
La città di Gela fu fondata dai coloni Rodii-Cretesi
guidati da Antifemo ed Entimo XII sec. a.C.
La chiamarono prima Lindioi e successivamente Gela dal
nome dato dai Siculi al fiume omonimo.
La città crebbe in breve tempo e si arricchì di
numerosi templi dedicati ad Athena, Hera, Demetra
e Kore. Attorno al VI sec. a. C. i coloni di Gela
guidati da Aristinoo e Pistilo,. fondarono Agrigento.
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Gela in breve tempo si arricchì di abitazioni, templi dedicati a Demetra e Kore, Athena, Hera, ed altri numi benefici, dando inizio alla colonizzazione delle zone attigue. Nel 580 a .C., coloni di Gela, guidati da Aristinoo e Pistilo, fondarono Agrigento che si rese autonoma dieci anni dopo.
Grazie all'opera dei suoi tiranni (Cleandro, Ippocrate, Gelone) Gela si affermò; in breve tempo, guida per l'unità di tutti i popoli greci della Sicilia. Si impossessò di Camarina, occupò Gallipoli, Nasso e Leontini confermandosi padrona incontrastata della Sicilia greca, creando un blocco contro la minaccia dei Cartaginesi che occupavano la Sicilia occidentale.
Nel 485 a .C. Gelone spostò la sua residenza a Siracusa e nel 480 a .C. Gela partecipò con la sua cavalleria accanto ad Agrigento e Siracusa, alla grande battaglia di Imera che vide la sconfitta di Amilcare e il suo esercito cartaginese forte di trecentomila uomini.
A seguito di questa vittoria Gela si ingrandì ancora e le testimonianze del suo splendore si possono ammirare nel Museo archeologico nazionale.
Gelone, della famiglia dei Dinomenidi, inviò due ricchi tripodi d'oro presso il santuario di Apollo a Delfi, dove i Gelesi avevano da tempo costruito un thesauros.
A Gela il tiranno innalzò un tempio dedicato a Demètra e Kore, di cui tutt'ora rimane, una colonna in stile dorico.
Gela visse un momento di grande prosperità e abbondanza tanto che Roma, come ci tramanda Erodoto, colpita da siccità e carestia, ne conobbe la generosità, avutone gratuitamente venticinquemila medinni (4859 salme) di frumento spedito con triremi geloe.
Divenuto tiranno di Siracusa, a Gelone succedette, al governo di Gela, il fratello Gerone. Gelone riordinò Siracusa e mise pace fra le fazioni opposte.
Gelone morì nel 478 a .C. e per lui cantarono Pindaro, Epicarmo ed Eschilo che elesse Gela a dimora definitiva. Qui morì nel 456 a .C. colpito, dice la leggenda, da una testuggine lanciata da un aquila in volo.
Morto Gelone, a Siracusa gli successe il fratello Gerone. A Gela si insediò il terzo fratello, Polizelo, grande mecenate, più volte vincitore dei giochi olimpici. Di lui esiste, a Delfi, una scultura bronzea, l'Auriga, donata dopo aver vinto una delle gare più prestigiose.
Nel 424 a .C. Gela fu scelta per celebrare la prima convention della Sicilia: il congresso della pace. Il motivo della riunione fu dettato dal pericolo che gli Ateniesi si impadronissero dell'Isola approfittando delle discordie tra le grandi e potenti città siceliote. Lo storiografo Tucidide tramanda il discorso tenuto dal siracusano Ermocrate in cui si invitano tutti i partecipanti a deporre le armi fra di loro per affrontare il nemico comune. L'accordo ebbe breve durata.
Sconfitti gli Ateniesi, un altro pericolo appariva all'orizzonte: quello punico.
L'avanzata dell'esercito punico metteva in pericolo anche Gela, e come se questo non bastasse, il popolo insorse contro gli aristocratici della città.
Intervenuto Dionisio I, accordò al popolo ogni ragione e dopo aver confiscato i beni degli aristocratici, li condannò a morte.
Sconfitta Agrigento i Cartaginesi invasero Gela e Camarina, distruggendole. Gli scampati si rifugiarono a Leontini. Era la primavera del 405 a .C. Dopo otto anni i profughi gelesi provarono a ritornare nella loro città.
Sotto la guida di Timoleonte, Gela ritornò ad essere prospera e visse un lungo periodo di pace: continuò a coniare monete e fiorì nel campo delle arti.
Fu questo il periodo in cui vissero i gelesi Archestrato, padre della gastronomia; Apollodoro, poeta e commediografo; Timagora, filosofo; Euclide, matematico.
Morto Timoleonte ( 336 a .C.) ricominciarono i dissidi tra le varie fazioni risvegliando sogni espansionistici tra i popoli nemici della citta' di Gela.
Nonostante l'impegno di Agatocle, l'avanzata cartaginese si fece sempre più minacciosa. Lo scontro tra i Cartaginesi, forti di 45 mila uomini e i Sicelioti, tra i quali anche Geloi, fu un disastro per questi ultimi ed i loro alleati. La sconfitta fu l'inizio della fine per Gela. Nel 282 a .C. la città fu distrutta dagli Agrigentini guidati da Finzia.
Questo l'amaro destino di una gloriosa città condotta al massimo splendore dai Dinomenidi di Gela, spartendo le sorti con Agrigento da lei fondata.
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