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PROVINCIA DI CATANIA - CALTAGIRONE

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Splendido panorama di Caltagirone in notturna


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Situata in un alto colle a circa seicento metri sul livello del mare , pittorescamente distesa tra le alture che legano i monti Erei con gli Iblei, Caltagirone, la Regina delle montagne, come è definita fin dai tempi antichi, offre un’immagine di grazia e di decoro, ricca di monumenti e palazzi barocchi.  La sua più prestigiosa caratteristica è la lavorazione della ceramica, della quale i "calatini" sono maestri fin dal XVI sec. (tanto da essere definita la "Faenza di Sicilia"). La topografia del luogo è molto movimentata e ciò si riflette sulla pianta della città che è tortuosa ed irregolare manifestando la sua origine urbanistica tipicamente medievale. Essa è divisa in due settori: una parte alta , la più antica e che comprende l’intero centro storico, ed una parte bassa che costituisce la città nuova unite da un ponte monumentale ad unica arcata visibile, del XVII secolo.  

La chiesa di S. Francesco d'Assisi di origine duecentesca e ricostruita nel XVIII sec.

 

Chiesa di S. Maria del Monte anticamente chiesa matrice della città ricostruita nel '700

Le origini della città sono antichissime. I dintorni sono ricchi di tracce di insediamenti preistorici e protostorici. Entro la cinta urbana e nelle immediate vicinanze sono state scoperte necropoli sicule, ed greche. Furono tali e tante le scoperte, alcune di notevoli dimensioni, che gli studiosi, avvalorati da fonti storiche, arrivarono alla conclusione che dovesse esserci, nello stesso sito, un grosso insediamento, che alcuni ritennero essere l'antica Galarina, altri Erike, od addirittura Morgantina, la mitica capitale dei Siculi.  

L’esistenza di alcuni grossi insediamenti umani è testimoniata dalla quantità e dalla qualità dei siti archeologici situati, parte nel Monte S. Ippolito (neolitico), e nel Monte S. Mauro che guarda verso la piana di Gela (periodo siculo quello greco). Le guerre puniche segnarono la fine di molti di questi centri e la presenza umana sembra diradarsi a partire dal III secolo a.C. . Sono state rinvenute tracce del periodo romano, con tombe e fattorie fortificate, ma non è più presente la concentrazione dei secoli precedenti. Testimonianze  di un castello del periodo bizantino in cima al colle più alto sono state ritrovate, con probabilità serviva per la difesa del territorio e della popolazione circostante. Da esso ricominciò a svilupparsi una cittadina, con chiese, mercati, ecc. Il primo patrono della città fu S. Nicolò di Mira, che aveva una chiesa addossata alle mura del castello. L'occupazione saracena coinvolse anche la cittadina fino al sec. XI, il periodo della dominazione normanna.  

La famosa scalinata di S. Maria del Monte, illuminata. Uno straordinario spettacolo scenico.

Piazza Municipio con il palazzo dei principi Intelandi di Bellaprima.

Si tramanda che nella prima metà dell'anno 1000 la città fu liberata da un gruppo di genovesi guidati da Giorgio Maniace, e che questi dessero una mano a Ruggero (re normanno) a liberare la Rocca di Judica dai saraceni. Questo aiuto spinse il conte Ruggero a proclamare la cittadina come "città libera", cioè non vincolata all'autorità baronale ma a quella reale. Le vennero assegnate numerose terre tra le quali Judica e Campopietro, e la città acquistò notevole importanza strategica nel territorio. I decenni seguenti furono caratterizzati da un periodo di grande espansione e ricchezza per la città e godette dell’appoggio incondizionato dei re che si susseguirono. Il fatto che dovesse pagare alla corona, in cambio delle numerose concessioni, 4.000 tarì d'oro e 250 marinai, era modesta cosa rispetto alle enormi possibilità di entrate patrimoniali che la ricca dotazione feudale poteva assicurare.  
La sua ricchezza cominciò ad attirare e creare potenti famiglie nobiliari siciliane. La città si ingrandì, furono costruite chiese, conventi, palazzi pubblici e privati, ed alcune infrastrutture. Nel '500 diventa una delle città più popolose dell'isola, restaura il suo importante castello e le sue mura, amministra il suo immenso patrimonio feudale, si regge come “Universitas" autonoma e libera, finanzia la cultura e manda, con i suoi sussidi, numerosi studenti a laurearsi nelle grandi Università Italiane con un ritorno di grande prestigio ed un alto livello di civiltà. Durante il XVI e il XVII secolo, Caltagirone fu una delle più importanti città della Sicilia, si svilupparono numerose attività commerciali e artigianali tra le quali comincia ad avere notorietà quella della ceramica, diventò sede di un grande Collegio degli Studi, e esercitò delle pressioni per diventare sede Vescovile ad avere una Università degli Studi, che ottenne già nei primi anni del XVII Secolo.  

Chiesa del Gesù, del XVI sec.

L'aquila, simbolo di Caltagirone, posta in cima all'istituto d'arte della ceramica.

L'11 Gennaio 1693  decide del destino di Caltagirone: un terribile terremoto che scuote l'intera Sicilia Orientale colpisce in pieno anche la città e la rade quasi al suolo. Dai racconti, causando più di mille morti e rovine immense. Tutta la sua grandiosità e la sua storia furono cancellati in pochi minuti. Quanto aveva di più bello ed imponente si sbriciola e con esso le sue speranze. Questa data taglia in due la storia della città di Caltagirone, che, pur tentando di utilizzare ogni  risorsa per la sua ricostruzione, non sarà più la stessa. Risorgono le chiese e gli edifici pubblici e privati nello stile che è la caratteristica comune degli altri centri dell’isola distrutti dal terremoto, il "barocco siciliano". Grandi architetti come il Battaglia, il Gagliardi, il Buonaiuto progettarono la chiesa di S. Stefano, il Carcere “Borbonico", S. Giuseppe, e Santa Chiara.

La città fu impegnata nello sforzo della ricostruzione secondo le direttive date dal Duca di Camastra. Ma, l'ingordigia delle varie case regnanti succedutesi, con l’incessante pretesa di doni, la non sempre trasparente amministrazione del pubblico patrimonio e le enormi spese sostenute per la ricostruzione, avevano notevolmente fiaccato la città che non ebbe più il robusto supporto patrimoniale del passato. Eppure rimase una città popolosa ed industriosa per la quale l'attività della ceramica divenne celebre e nota nel regno e fuori di esso.  

Interno della chiesa di S. Bonaventura, del XVII sec. è una delle chiese più ricche di Caltagirone.

 

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Si ringraziano il comune di Caltagirone e la rivista "Kalos - Luoghi di Sicilia" per le preziose informazioni forniteci.
  

    

 

        

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