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Panorama |
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Chiesa di
S. Maria La Cava uno dei monumenti più antichi di
Aidone

La torre
campanaria della chiesa di S. Maria La Cava
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Aidone
e Morgantina
Città
ad economia prevalentemente agricola, Aidone occupa un’altura
elevata delle pendici orientali dei monti Erei, in
posizione dominante sul cuneo occidentale della piana di
Catania.
L’elevata
posizione topografica lo rende uno dei posti più
invidiabili dell’isola, per l’aria salubre che vi si
respira e per gli incantevoli panorami che vi si possono
godere da qualsiasi punto ci si trovi, che gli hanno
meritato il nome di "balcone di Sicilia".
Dal
suo punto più alto la vista spazia senza ostacoli in
ogni direzione, dominando una vastissima area
geografica, comprendente tutta quella parte della
Sicilia centrale e orientale sovrastata dall’imponente
mole dell’Etna, dai Nebrodi alla Piana di Catania, al
mar Ionio, fino a Siracusa.
Amata
dagli arabi per la sua privilegiata condizione
idrografica e politicamente valorizzata dai normanni per
la posizione strategica, "città lombarda" di
cui ancora resta traccia nel caratteristico idioma
definito gallo – italico, la città si mostra con le
testimonianze del suo passato e una rinnovata vivacità
culturale.
La
privilegiata condizione idrografica del suo territorio
è così peculiare che pare abbia dato origine alla
denominazione dell’ameno centro urbano, fatta derivare
dalla voce Ayndun che nella lingua araba significa
" superiore fonte di acque".
Il
sito su cui sorge l’attuale Aidone accolse certamente
in epoche lontane popolazioni indigene che lasciarono
alcune tracce in grotte, cunicoli, pozzi occultati dall’odierno
tessuto urbano. Tuttavia è solo con i Normanni che
Aidone acquista dignità di entità territoriale
autonoma, strategicamente importante e politicamente
rilevante, allorché schiere di genti lombarde
apportarono un vistoso incremento demografico e un
vigoroso impulso vitale al sonnolento agglomerato
saraceno. |
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A
quel periodo risale uno dei monumenti aidonesi più
antichi, la chiesa di Santa Maria la Cava, o del Piano,
sorta per volontà della nipote di Ruggero, Adelicia.
Assoggettata dalla fondatrice alla Cattedrale di
Catania, conserva immutata dell’originaria struttura
la zona absidale, giacché la poderosa torre campanaria,
la facciata e l’interno hanno invece subito diversi
interventi che hanno stravolto l’antico assetto.
Divenuta sede del culto a San Filippo, la chiesa ogni
primo di maggio è meta di numerosi fedeli, in
pellegrinaggio dai centri vicini.
Pure
risalente ai Normanni è la chiesa di Sant’Antonio
Abate, immersa nella quiete di una campagna
verdeggiante, affiancata da un robusto campanile
restaurato nel ‘700, quando se ne completò la cima
con una svettante copertura conica rivestita di mattoni
disposti a giri concentrici. L’edificio era stato
adibito a moschea dai Saraceni, qui presenti un tempo. I
resti di un grazioso portale nella facciata meridionale,
originaria facciata, denunciano l’antica origine e le
manomissioni sopravvenute, mentre il portale principale
in pietra calcarea giallo – rosata, rivela l’influsso
di abili maestranze musulmane.
La
serena floridezza dei tempi Normanni andò scemando con
gli Svevi, gli Agioini e gli Aragonesi perché Aidone è
coinvolta in una serie di avvenimenti tumultuosi che la
depauperano di abitanti e risorse. Vittima di assedi e
vessazioni, tradimenti e distruzioni, pedina nel gioco
delle lotte tra papato e Casa d’Aragona, tra Angioini
e fazioni isolane. Dei tempi turbolenti dei re d’Aragona
restano labili segni negli sparsi ruderi del castello,
testimoni dell’inarrestabile declino dell’originario
fortilizio arabo che, da austera dimora nobiliare, era
diventato tetro carcere per ridursi infine ad avanzo
smozzicato di mura, denominato Castellaccio.
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Altra
immagine della torre campanaria della chiesa di S. Maria
La Cava

Ruderi
del castello medioevale
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Antico
cortile islamico
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Era
quello il momento in cui la cittadina si andava
estendeva dal quartiere settentrionale, fitto di
stradine e cortili d’impianto e cultura islamici,
verso il sud, dove il tessuto urbano si va strutturando
più regolarmente tra strade e slarghi ombreggiati da
palazzotti e chiese. Nel 1599 i Gioeni restaurano la
chiesa di S. Leone (1090), una delle più antiche.
Diversi ordini monastici erigono, ampliano e decorano i
loro conventi e le chiese annesse. Come i Domenicani,
presenti dal 1400, che tirano a lustro la loro chiesa,
già decorata della reliquia della santa Spina, per
renderla degna di S. Vincenzo Ferreri, cui la intitolano
nel 1625, a seguito della diffusione in Sicilia del
culto del confratello spagnolo, senza riuscire, però, a
far sostituire presso il popolo l’antica denominazione
di chiesa di S. Domenico.
I
Padri Riformati fondano il loro convento, adorno di
affreschi e di un chiostro, scomparsi a seguito del
terremoto del 1693, e la chiesa di S. Anna, che conserva
all’interno un pregevole crocifisso ligneo, scolpito
nel 1635 da frà Umile da Petralia.
Il
terremoto del 1693, che aveva sconvolto tutta la Val di
Noto, seminò morte e distruzione nella cittadina, e si
dovette porre mano alla ricostruzione degli edifici
civili e religiosi danneggiati dal sisma. La chiesa di
S. Lorenzo, subito restaurata, si arricchisce delle
preziose opere d’arte trasferite da quella di S.
Caterina, completamente distrutta. Alla chiesa di S.
Domenico si rinnova il prospetto, con un elegante
portale barocco e un arioso finestrone, la pietra giallo
– rosata di questi contrasta con l’abbagliante
tappeto di bugne bianche.
Delle
tante chiese colpite dalla catastrofe, qualcuna non
risorge più, come la chiesa dell’Itria, quella di S.
Antonio da Padova, quella di S. Giacomo, sostituite da
orti e case. Della chiesa di S. Michele rimane un
torrione, detto dell’orologio, decorato da tre ordini
di archi ciechi e dall’immagine dell’arcangelo
scolpito su una lastra di pietra. Gli effetti negativi
del terremoto generano una crisi che assottiglia la
popolazione |
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Ai
primi dell’800 si registra un incremento demografico
destinato a non fermarsi e un benefico risveglio in ogni
campo. Si provvede al restauro e al decoro di altre
chiese tra cui S. Maria la Cava, impreziosita da dorate
decorazioni.
Aidone
conosce una felice stagione. E’ in quegli anni di fine
Ottocento che, beneficiando dell’industria solfifera
in espansione, la cittadina sposta il suo centro verso
la chiesa di S. Leone, facendo un simbolo della sua
crescita la costruzione del Palazzo Comunale, dalle
linee essenziali, severe e scarne.
Crescita
che a seguito della chiusura delle miniere, dei
conseguenti flussi migratori, del ristagno economico
postbellico, ha subito una pausa, un calo demografico e
un grave crisi economica.
Di
recente istituzione è il Museo archeologico regionale,
che ha la sua sede nei locali dell’ex – convento dei
Cappuccini e della seicentesca chiesa di S. Francesco,
chiusa al pubblico e restaurata, prospettante sul largo
Torres Trupia. L’ottimo allestimento del museo
consente, attraverso la lettura delle fasi storiche
precedenti l’insediamento ellenistico di Morgantina,
di formare un quadro esauriente della situazione del
territorio dalla preistoria al periodo greco. La sala
denominata di Cittadella accoglie i materiali
provenienti dallo scavo, effettuato nell’omonima
contrada, dell’insediamento morgetico risalente alla
fine del I millennio a.C., i corredi delle necropoli
indigene dei secoli VIII – VII a.C. e quelli delle
contemporanee necropoli greche.
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Chiesa di
S. Vincenzo Ferreri del XVII sec.
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Chiostro
della chiesa di S. Anna

Armadio
ligneo finemente intarsiato all'interno della chiesa di
S. Anna
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La
sala di Serra Orlando ospita i reperti appartenenti all’area
di Morgantina, relativi al periodo della sua
ricostruzione. Nell’ex – refettorio del convento, il
plastico dell’area archeologica prepara alla visita
delle sale didattiche.
Il
territorio presenta una straordinaria varietà di
scenari naturali: montagne, fiumi, colline, boschi,
verdi vallate e fertili pianure alluvionali, castelli,
siti archeologici di inestimabile valore storico e
culturale, e, infine, un grande lago artificiale che ha
aggiunto una nuova nota di colore a un quadro già ben
dotato dalla natura.
Coperto
a ovest da una fitta coltre di boschi di alberi di alto
fusto, tra i quali cresce un umido sottobosco di rovi,
felci e agrifogli, scende verso sud – est, dapprima
ripidamente con alti dirupi e rocce scoscese, degrada
poi con colline, coltivate a uliveti e mandorleti, per
adagiarsi infine a ridosso della Piana di Catania.
Dai
fianchi delle alture su cui poggia il paese sorgono
numerose sorgenti di acqua potabile e di acqua sulfurea
e diversi fiumi, un tempo ricchi d’acqua, e ora
ridotti a piccoli torrenti stagionali.
A
poca distanza da Aidone, nella valle del fiume
Gornalunga, lungo il corso del torrente Gresti, si trova
uno dei più suggestivi castelli della Sicilia: il
Castello di Gresti o di Pietratagliata, unico nel suo
genere giacché quasi interamente scavato nella roccia
sottostante la torre rettangolare, alta 36 metri, da cui
si gode un meraviglioso panorama. Il maniero si erge su
una gigantesca rupe di arenaria. Il nome di
Pietratagliata deriva dal possente bastione roccioso che
sbarrava il fondo del vallone. L’erosione delle acque
del Gresti tagliò successivamente il bastione in due
tronconi uno dei quali, quello orientale, oggi è
occupato dal fortilizio. Si ritiene che l’odierno
maniero si sia sviluppato su una costruzione esistente
già nel periodo della dominazione araba, in seguito
rimaneggiata dai Normanni. Il castello attualmente è in
completo stato di abbandono ed è parzialmente
utilizzato come stalla dai pastori della zona. |
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Feste
e Manifestazioni
Pasqua
Domenica delle Palme e Settimana Santa, è una complessa
Sacra Rappresentazione con un forte carattere
spagnolesco di teatralità, che inizia la Domenica delle
Palme e si protrae per tutta la settimana fino al giorno
di Pasqua, coinvolgendo tutto il paese e suscitando l’interesse
degli abitanti dei paesi vicini.
Protagonisti
della festa sono i "Santoni", gigantesche
statue alte circa tre metri, raffiguranti i dodici
apostoli, con testa e braccia di cartapesta, sostenute
da una struttura in legno vuota all’interno per
permettere ai portatori, detti "Santari", di
inserirvisi dentro e di portarle a spalla. Il tutto è
ricoperto da abiti variamente colorati che presentano
dei fori all’altezza dello stomaco delle statue,
attraverso i quali i Santari possono guardare all’esterno.
Raduni e processioni delle Confraternite delle varie
chiese, cortei accompagnati dalla banda musicale che si
snodano per le strette vie medievali del centro storico,
si susseguono tutti i giorni della settimana. Una
particolare tradizione tramanda da secoli uno strano
rito: il rapimento, il trasporto e la successiva
esposizione del corpo di Cristo morto la sera del
mercoledì santo dalla chiesa dell’Annunziata alla
chiesa Madre dove gli aidonesi vanno a visitarlo quando
il Cristo non è ancora morto.
Il
Giovedì Santo è dedicato alla celebrazione dell’Eucarestia,
con l’esposizione in alcune chiese di tavole imbandite
dette "sepolcri", che simboleggiano l'Ultima
Cena, preparate con la collaborazione dei parrocchiani.
Verso sera la Confraternita della
"Maestranza", chiesa di S. Leone, inizia il
giro dei "sepolcri" seguita da tutte le altre,
intonando la caratteristiche "lamentazioni",
canto dei versi della Via Crucis tradotti in dialetto
gallo – italico accompagnato dai cori lamentosi dei
confratelli. |
Portale
di ingresso della chiesa Madre di S. Lorenzo
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Resti del
Torrione della Chiesa di S. Michele

Palazzo
Comunale
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La
sera del Venerdì Santo un lungo corteo, alla cui testa
si pone una statua della Madonna coperta da un manto
nero e seguita da un gruppo di fanciulle, parte dalla
chiesa Madre e accompagna il corpo del Cristo morto,
sistemato dentro una bara di vetro coperta di fiori e
palme intrecciate, portato con una caratteristica
andatura oscillante dalla confraternita dei Bianchi. Il
corteo è seguito dai componenti delle altre
confraternite, recanti in mano le caratteristiche torce.
Il
Sabato è il giorno di assoluto silenzio e vengono
legati, in segno di lutto, persino i batacchi delle
campane delle chiese.
La
Domenica di Pasqua è il momento della celebrazione
della "giunta", cioè l’esplosione della
gioia degli apostoli per la resurrezione di Cristo e del
suo incontro con la Madonna.
1
maggio Pellegrinaggio a S. Filippo Apostolo, santo
miracoloso, la cui statua è conservata nella chiesa di
S. Maria della Cava, meta ogni anno, per tutto il mese
di maggio, di migliaia di pellegrini che giungono a
piedi da moltissimi paesi della Sicilia per "fare
il viaggio", attraversando, a piedi nudi o sulle
ginocchia, la distanza dal sagrato fino alla statua del
santo all’interno della chiesa, per rendergli omaggio.
luglio
– agosto Rappresentazioni classiche a Morgantina.
luglio
– agosto Estate Aidonese
10
agosto Festa del patrono S. Lorenzo.
Gastronomia
Vino frizzante
dei vigneti collinari, corposo e fragrante olio di
oliva, vari tipi di pasta fatta in casa con impasto di
farina di grano duro, pane di casa cotto nel forno
a legna, profumate mostarde di fichidindia, tume, formaggio
pecorino, ricotta fresca per la preparazione di dolci
prelibati (sfingi e cassatelle), carciofi arrostiti, verdure
selvatiche di ogni tipo, cardi e cavolfiore per saporite
fritture legumi primaverili freschi, gustosi antipasti
di pomodori secchi, olive, melanzane, cuori di carciofo
preparati e conservati nell’olio o nell’aceto, biscotti
al vino, buccellati ripieni di fichi secchi… |
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Aziende
Agrituristiche:
Azienda
di agriturismo Ecologico Cammarata
c.da
Pintura S. Giovanni - Tel. 0935-88144
Ristoranti
e pizzerie:
Al
Cordova - Piazza Cordova, 5 - Tel. 0935-88112
Al
Museo - via G. F. Calcagno, 13 - Tel. 0935-87640
EYEXE!
- Morgantina - Tel. 0935-87074
Il
Rifugio - Via Martiri della Libertà, 17 - Tel.
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Schillaci
- Borgo Baccarato - Tel. 0935-86110
Specialità
Gastronomiche :
Maccarrun' (Spaghettoni impastati con l'olio e l'uovo),
Mostarda di Fichidindia, conserve sott'olio e
sott'aceto, sfingi, cassatedd' (dolci di ricotta
fritti), biscotti al vino (galletti)
Prodotti
tipici:
Vino, olio d'oliva, fichidindia, formaggio pecorino,
ricotta. |
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