Come arrivare: Da Palermo.

Autostrada Palermo - Messina (A20) svincolo per Termini Imerese.

 Panorama

 

Chiesa Madre

 

Termini Imerese

 

Situata su un poggio a mezza costa, fra Capo Zafferano e Cefalù, Termini Imerese è un attivo centro costiero e località di soggiorno sul golfo omonimo ai piedi del monte S. Calogero (1326).

Termini ha condiviso con altri centri medio – piccoli della Sicilia un recente comune destino: un processo di forte degrado del centro storico, una crescita della periferia urbana  e delle aree residenziali consistente sul piano quantitativo ma insignificante sul piano qualitativo, un complessivo depauperamento delle condizioni ambientali dell’intero territorio.

Un contesto simile ha condizionato negativamente anche lo sviluppo civile e culturale della città.

Tuttavia in cima al poggio esiste ancora la Termini antica, protetta forse proprio dalle sue ripide vie d’accesso.

Occupata in epoca preistorica, ricadde poi nell’area di influenza di Himera, di cui accoglie gli esuli dopo la distruzione di questa da parte dei Cartaginesi. Gli Imeresi infatti ripararono su un promontorio, in un luogo sacro per via della presenza di una fonte termale che, secondo la tradizione, era sgorgata dalla terra per ordine delle ninfe le quali in queste acque avevano lavato e ristorato Ercole, al ritorno da una delle sue celebri fatiche.

Al piccolo insediamento, erede di un originario villaggio neolitico, fu affiancato un nuovo nucleo, metà greco e metà cartaginese.

Nel tempo la cittadina andò ingrandendosi. Conquistata nel 252 a.C., saranno i romani a darle il nome di Thermae Himerensis, facendone un centro termale per la cura delle malattie urologiche. Tracce degli impianti termali rimangono all’interno dell’ex Stabilimento Vecchio e del Grand Hotel delle Terme. I romani elevarono il centro urbano al rango di città decumana – e più tardi di colonia – dando l’avvio ad un periodo di grande floridezza. 

Hotel delle Terme

Tempio della Vittoria

La città venne dotata di tutte le infrastrutture indispensabili: foro, porto, ponte d’accesso, anfiteatro, curia, oltre ad un lungo acquedotto (8 chilometri) intitolato ad un tale Cornelio, il magistrato edile incaricato della realizzazione dell’opera.

Quest’opera, che testimonia l’importanza della città, 

era talmente ben costruita da essere rimasta in uso ininterrottamente fino al 1860.

Delle altre opere pubbliche romane restano soltanto qualche rudere di acquedotto sulla strada per Caccamo e la memoria della forma dell’anfiteatro nell’andamento dell’isolato edilizio prospiciente la via Anfiteatro, nel centro urbano vicino a villa Palmieri.

Al principio del primo millennio Thermae visse un periodo di splendore che terminò con la caduta dell’Impero e le devastazioni barbariche. Solo qualche secolo dopo, con l’avvento della dominazione islamica, poté risollevarsi.

Viaggiatori arabi, che la visitarono intorno alla metà del XII secolo, elogiarono il sito, la bellezza dei monumenti, la possenza della fortezza e le acque termali, che essi, come già i Romani, apprezzavano particolarmente.

Termini sotto i normanni fu città demaniale, posizione privilegiata che ne favorì lo sviluppo; languì durante la dominazione francese, ma visse un nuovo periodo di splendori con l’avvento degli Aragona che concessero alla città esenzioni fiscali e agevolazioni per i commerci.

Solido centro di provincia, Termini si arricchì nei secoli di chiese e palazzi e rafforzò le proprie difese con una massiccia cortina muraria. L’economia si basava in buona parte sui commerci, favoriti dalla presenza di un porto attrezzato.

Ancora oggi l’attività del porto è fondamentale per l’economia termitana, così come l’agricoltura e l’attività della vicina, grande area industriale.

Entrando in città da Porta Palermo, una delle dieci che si aprivano nella cinta di mura del Cinquecento, sulla sinistra vediamo Villa Palmieri.

Quest’ultima fu sistemata proprio sopra un bastione, al suo interno vi sono i resti di un edificio romano.

Poco lontano, sulla via Anfiteatro, vi sono gli scarsi ruderi di parte della cavea e alcuni piloni dell’Anfiteatro romano.

La Curia Romana

 

Resti dell'Anfiteatro Romano

Immettendosi nella via Santa Caterina, si giunge all’omonima chiesa (abitualmente chiusa, rivolgersi al duomo) del XIV secolo.

Lungo la via SS. Salvatore si raggiunge la via Garibaldi e da qui il centro civile e religioso: Piazza Vittorio Emanuele, su cui prospettano il Duomo del secolo XV, ricostruito nel Seicento e il Palazzo Municipale (1610). Nelle vicinanze, allo sbocco di via Roma, si può visitare il Museo Civico.

Conclude la visita un passeggiata al Belvedere Principe Umberto, dove si trova il Foro Romano e donde si gode un magnifico panorama della città e del porto.

Museo Civico

Il museo civico fu fondato nel 1873 per ospitare i reperti archeologici e gli oggetti di pregio storico – artistico di proprietà del Comune, che, in precedenza, erano stati sistemati nei locali della Biblioteca Liciniana, nel Palazzo di Città e nella Chiesa Madre.

L’edificio che ospita il museo è costituito da vari corpi di fabbrica costruiti in epoche diverse. La parte più antica, e primo nucleo dell’organismo, risale alla fine del XIV secolo, quando il nobile termitano Gregorio Salimpipi ne promosse la costruzione destinandola ad ospedale. E’ formata da due sale sovrapposte che prospettano nel giardino con una facciata in pietra, ritmata da una fila di monofore a piano terra e da ampie bifore al primo piano.

Nello stesso periodo, adiacente il corpo originario, fu edificata la piccola chiesa di S. Michele Arcangelo: un unico ambiente con pareti interne con affreschi del XV secolo e copertura a capanna sorretta da capriate lignee.

Nel 1589 l’ospedale della SS. Trinità fu affidato ai Padri Fatebenefratelli e venne ulteriormente ampliato assumendo l’aspetto attuale. Fu aggiunto un corpo trasversale che chiude ad “L” il giardino con un portico a piano terra.

In occasione della fondazione del Museo, nel 1873, è stato ridisegnato il prospetto principale, con l’inserimento di alcuni elementi decorativi.

Resti dell'acquedotto Cornelio

   

Belvedere

 

Dintorni di Termini Imerese

Secondo la concezione corrente nell’età del positivismo, il Museo Civico doveva documentare i diversi aspetti della città e del territorio, nel quadro di un indirizzo unitario della ricerca, e pertanto riunire collezioni artistiche e collezioni scientifiche.

La prima saletta raccoglie i materiali preistorici, databili dal Paleolitico superiore in poi, provenienti dai ripari sotto roccia e dalle grotte del territorio di Termini.

Nella saletta dedicata ad Himera sono esposti vari reperti provenienti dalla colonia greca, tra cui: due elementi della grondaia del Tempio della Vittoria a maschere leonine, il cratere attico a figure rosse e vario materiale fittile.

La collezione numismatica comprende monete in argento e in bronzo coniate dalle zecche delle varie città della Magna Grecia. E’ esposta, inoltre, una ricca collezione di monete romane.

Nell’ampia sala del piano terra sono esposti i più importanti reperti della città romana: ritratti e statue marmoree, frammenti architettonici, epigrafi, elementi dell’acquedotto Cornelio e vari oggetti d’uso quotidiano.

Lo spazio dedicato al periodo medievale è, per lo più, impegnato dalla epigrafe araba, in blocchi di tufo, che reca l’iscrizione commemorativa di un edificio costruito nel X secolo, presumibilmente il castello della città.

 

La cappella di S. Michele costituisce l’inizio della sezione storico – artistica. Ha le pareti con affreschi del XV secolo e contiene opere di pittura e di scultura dello stesso periodo tra cui un pregevole trittico attribuito a Gaspare da Pesaro (1453).

Nella pinacoteca sono esposte opere pittoriche di artisti siciliani del XVI e XVII secolo (fratelli Graffeo, Spallitta, La Barbera). Inoltre, altre importanti opere tra cui: un bozzetto del Bernini e una “Annunciazione” di scuola fiamminga.

Nei nuovi locali sono state raccolte tutte le opere e le produzioni che riguardano gli artisti e gli storici locali del secolo scorso. Pitture, iconografie della città, raccolte naturalistiche, compongono il contesto storico – artistico dell’Ottocento.

Le Terme

Le acque termali che hanno dato il nome a Termini Imerese 

sono clorurosalsojodiche e sgorgano da due sorgenti ad 

una temperatura di 43°C.

Per la prima volta si trovano citate da Pindaro (“calda fonte delle Ninfe”), ma la costruzione del primo stabilimento termale vero e proprio non si deve ai Greci ma ai Romani.

 

Ponte di S. Leonardo

Museo Civico

Sui ruderi di questi bagni sorsero in epoche successive altri due edifici, il primo nel XVIII secolo, il secondo nell’Ottocento.

Nel moderno “Grand Hotel delle Terme”, recentemente ristrutturato e totalmente rinnovato, costruito alla fine dell’Ottocento su progetto del prestigioso architetto Damiani Almejda, fu meta preferita della nobiltà e dell’alta borghesia palermitana agli inizi di questo secolo e, fra l’altro, sede operativa di Ignazio Florio ai tempi della mitica corsa sulle Madonie che ha preso il suo nome.

Dai sotterranei del complesso sgorgano le acque termali e ci si può sottoporre alle cure più diverse, dai trattamenti dermatologici alle saune, dalla fangoterapia, alla mesoterapia, all’idromassaggio. Si può usufruire di palestra, ristoranti, spiaggia e istituto di bellezza.

Himera

Himera documenta in maniera emblematica la fisionomia urbana di una città siceliota del V secolo.

La città sorgeva sul pianoro posto ala foce del fiume omonimo. La sua fondazione risale al 648 a.C.

L’impianto urbano della città alta è estremamente semplice e regolare.

Sull’estremità nord – est del pianoro, dove il terreno forma una propaggine ad angolo acuto, si sviluppa l’area sacra.

Il complesso è costituito da tre templi di cui sono stati messi in luce le strutture murarie.

Ai piedi del pianoro, sulla fascia costiera a sinistra della foce del fiume, si estendeva l’abitato della città bassa. Si tratta di una parte della città di rilevante interesse urbanistico.

L’elemento architettonico di maggiore rilievo è il Tempio della Vittoria, un periptero esastilo, monumentale architettura dorica eretta, per ordine di Gelone, tiranno di Siracusa, dopo il 480 a.C. in occasione della vittoria degli Imeresi sui Cartaginesi, con le decime loro imposte dopo la grandiosa vittoria greca, e  messo in luce dagli scavi di Pirro Marconi nel 1929. Era caratterizzato da sculture e statue realizzate da artisti imeresi e dalle grondaie a  testa leonina, oggi sistemate nel Museo Archeologico di Palermo.

Acquedotto Cornelio

L’approvvigionamento idrico della città costituì sin dalle sue origini una fondamentale necessità cui far fronte. In epoca romana il fabbisogno di acqua accrebbe e diventò di vitale importanza realizzare un’opera di canalizzazione per soddisfare, oltre ai bisogni primari, anche le necessità indotte dai nuovi servizi: le terme, le fontane, i ninfei.

 
 

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Nel II secolo d.C. si realizzò l’imponente opera idraulica a cui si diede il nome di Aquae Corneliae Ductus.

L’acquedotto raccoglieva le acque della sorgente Brocato, a 7 chilometri dall’abitato, ed era alimentato, lungo il percorso, anche dalle sorgenti Fontana Fredda e Favara.

Seguendo un tracciato che assecondava la morfologia del territorio, raggiungeva la città nella parte alta.

Il Castello

Le origini del castello di Termini risalgono a quasi mille anni fa. Il primo indizio è costituito da un’epigrafe araba che si fa risalire agli ultimi decenni del novecento e che era incastrata in un muro contiguo alla porta meridionale del castello. L’iscrizione, oggi conservata nel museo civico, accenna alla costruzione di un edificio “per ordine di Giaw”.

Le informazioni sulla sua effettiva consistenza rimasero generiche fino al 1500, cioè fino a quando militari, geografi e disegnatori cominciarono a raffigurare la città e il suo paesaggio nelle carte topografiche, vedute prospettiche, visioni assonometriche.

Nel 1578 il castello già si componeva di diversi corpi di fabbrica e di possenti torrioni che si ergevano dalla rupe e si sviluppavano fino al piano inclinato sul mare.

Alla fine del XVII secolo, ai piedi della possente mole della costruzione militare, sul versante meridionale, si estendeva il caseggiato di Terravecchia, poi scomparso.

Nei primi decenni del ‘700 il castello estende gli spalti meridionali sull’antico quartiere di “Terravecchia” ed amplia i corpi di fabbrica centrali. Sui terrazzamenti che digradano ad oriente, permangono, invece, ampi spazi liberi per favorire il movimento delle truppe e per assicurare la via di fuga verso il mare.

Il castello venne distrutto quasi totalmente nel 1860 per mano dei Borboni. Delle antiche strutture restano, oggi, soltanto alcuni brevi tratti della cinta muraria ed una grande cisterna di raccolta dell’acqua posta sulla sommità e inglobata nell’attuale costruzione degli anni ’50. Questa, con rampe e terrazzamenti, consente l’accesso al punto più elevato della rupe e costituisce un eccezionale punto panoramico sul paesaggio del golfo di Termini.

 

 

 

 

Monte S. Calogero

La riserva del Monte S. Calogero, istituita nel 1992, è un’area di particolare interesse scientifico e naturalistico.

Si estende per 2800 ettari ed interessa i territori di Termini, Caccamo, Sciara fra la quota 200 metri e la sommità del monte S. Calogero (metri 1326).

Il manto vegetale è costituito principalmente da essenze della macchia mediterranea. Domina il leccio, sia nello nella forma isolata che in quella mista, a formare associazioni con la sughera e la roverella.

Alle essenze arboree si affiancano la vegetazione arbustiva e quella erbacea: lentisco, corbezzolo, fillirea, rosmarino, ecc.

Non meno rilevante è la presenza faunistica. Tra le profonde incisioni della roccia, infatti, trovano comodo rifugio varie comunità animali: il gheppio e il capovaccaio, tra gli uccelli; l’istrice e il coniglio selvatico tra i mammiferi; il ramarro e la vipera, tra i rettili.

Gastronomia

Le specialità gastronomiche termitane non si discostano molto dalla cucina tipica del Palermitano, ma le poche variazioni rendono comunque particolari molte pietanze. Uno dei piatti tipici sono le “lasagne cacate” preparate con ricotta e salsiccia e servite soprattutto in periodo di carnevale.

Uno dei più rinomati gelatai della zona è noto non solo per la bontà dei suoi gelati ma anche per le inusitate forme che a loro conferisce: piatto di spaghetti al pomodoro o bistecche.

La fantasia e l’abilità sono caratteristiche anche degli artigiani: nelle botteghe si acquistano pregevoli sculture in tufo, incisioni su vetro, manufatti in vimini e oggetti in ferro battuto. Questi ultimi ricalcano spesso modelli antichi.

In ultimo, un po’ di vero colore siciliano si può trovare lungo la via Bagni, ribattezzata via Verdura e sede di un mercato giornaliero di cibo e abbigliamento.

 

 

 

 

Manifestazioni

 

- gennaio / agosto        Stagione concertistica

- febbraio / marzo         Carnevale termitano

- luglio / agosto            Estate termitana

- dicembre / maggio     Rassegna teatrale

- ultima settimana di agosto     Festa del Patrono Beato Agostino Novello

- agosto                       Sagra della pasta

 

Notizie Utili 

Notizie Utili 

Municipio: Piazza Duomo - Tel. 091-8128111

 

Pro Loco: Via Municipio 1

 

Ufficio del Turismo del Comune:

Via Garibaldi (ex caserma La Masa) Tel. 091-812.8253

  

Museo Civico B. Romano 

Via Museo Civico, 8 - Tel. 091-812.8279

Orario di Apertura : Martedì e Venerdì 8.00-14.00

Mercoledì, Giovedì, Sabato e Domenica 8.00-19.00

Lunedì chiuso

Alberghi :

Grande Hotel delle Terme ****

Piazza Terme, 2 Tel. 091-811.3557

 

Polis Himera ***

SS 113 zona Buonfornello. Tel. 091-8140566

 

Il Gabbiano ***

Via Libertà , 221 - Tel. 091- 811.3262 
Fax 091- 811.4225

 

 

 

Si ringrazia il comune di Termini Imerese per le preziose informazioni forniteci.